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Visita Ortottica: cosa è e come si svolge?

Visita Ortottica: ve la spieghiamo noi

L’ortottica (dal greco orthos = dritto, regolare, e optiké = visione, l’atto di vedere) è uno dei numerosi rami dell’oftalmologia e si compone di un insieme di tecniche eseguite dall’ortottista assistente in oftalmologia, mirate alla riabilitazione visiva dei disturbi motori e sensoriali della visione.

Questo ramo dell’oftalmologia in particolare si occupa della valutazione dei deficit muscolari, innervazionali e sensoriali che colpiscono l’apparato visivo e della loro riabilitazione tramite esercizi di movimenti dell’occhio, proprio come se fosse una palestra per i muscoli che lo muovono.

FASI DELLA VISITA:

  • Valutazione dei disturbi: con test e misurazioni viene valutata l’entità dei possibili problemi (strabismo, paralisi oculare, difficoltà nella messa a fuoco, ecc) realizzando una diagnosi ortottica completa.
  • Cura dei disturbi: l’ortottista può insegnare speciali esercizi di “ginnastica oculare” al paziente; grazie ad essi il problema può regredire, fino a sparire in alcuni casi.

Solitamente una visita ortottica dura meno di mezzora e si rivolge soprattutto ai bambini poiché, con una diagnosi precoce e i giusti esercizi, sarà più facile risolvere i problemi riscontrati rispetto all’età adulta.

La visita è utile per comprendere le cause che determinano le varie forme di strabismo, i difetti di accomodazione e di convergenza e l’ambliopia (anche conosciuta come “occhio pigro”), intervenendo anche sui sintomi che ne conseguono, quali alterazioni del campo visivo, anomalie posturali e visione doppia.

Può essere utile anche in presenza di altri problemi oculari (es. incidenti traumatici, attività lavorative particolarmente faticose per gli occhi, discromatopsie ecc.) e consente di programmare il percorso riabilitativo più adeguato al paziente.

A tal proposito, va segnalato che quest’esame rientra nel protocollo dedicato alla prevenzione pediatrica:

  • Nei primi 6-8 mesi di vita, la visita ortottica serve ad escludere la presenza di patologie congenite o difetti di vista elevati che possono provocare importanti danni alla capacità visiva, ma se vengono individuati e curati precocemente sono più facili da gestire.
  • Se tutto procede tranquillamente, il controllo successivo andrebbe effettuato tra i due e i tre anni. In questa fascia di età, il bambino riesce a distinguere simboli semplici e, se gestito in maniera tranquilla, collabora con l’oculista, per il quale sarà più facile valutare la presenza di eventuali difetti di vista, come l’ambliopia.
  • In età prescolare (5-6 anni), l’oculista effettua un controllo della vista ancora più accurato del precedente: il bambino, infatti, oltre a riconoscere disegni e lettere, può interagire con il medico rispondendo alle sue domande. Il controllo serve a verificare che lo sviluppo del sistema visivo stia procedendo correttamente e non vi siano delle difficoltà nella cooperazione binoculare tali da influire su lettura e scrittura.

In età adulta, la visita ortottica è rivolta alle persone affette da patologie generali (diabete, patologie neurologiche, etc…) specifiche del sistema visivo che inducono sintomi quali diplopia, alterazioni del campo visivo o difetti posturali. In questi casi è utile eseguire il test della candela o un test più specifico Hess Lancaster

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Nell’adulto è consigliabile una valutazione ortottica in caso di:

  • Cefalea
  • Affaticamento della vista nella visione da vicino o nella messa a fuoco
  • Difficoltà nella messa a fuoco
  • Visione doppia
  • Stress visivo
  • Difficoltà nella memorizzazione visiva

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